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Ottenere un visto per il Giappone

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Visto in Giappone

Quella nella foto è la mia collezione di residence card (zairyū kādo). Sono documenti di riconoscimento che valgono come visti. Nell’angolo in basso a sinistra potete notare il foro che l’ufficiale dell’immigrazione vi mette quando rinnovate la vostra residence card o lasciate per sempre il Giappone. Ne ho ottenuta una di un anno come ryūgaku (studente straniero), poi quando sono stato assunto a tempo indeterminato ho cambiato il tipo di visto in “Engineer/Specialist in Humanities/International Services” (gijutsu/jinbunchishiki/kokusaigyōmu) poiché il mio incarico era di responsabile import/export, inizialmente per un anno e poi per tre anni. Nella foto non c’è il visto turistico, che è un bollino che l’ufficiale dell’immigrazione appone sul vostro passaporto al momento di entrare in Giappone ed è valido per 3 mesi.

Come si fa a ottenere un visto per il Giappone? Dipende dal motivo e dalla lunghezza della vostra permanenza. Per soggiorni brevi, turismo e corsi di 3 mesi o meno vi basta il visto turistico. Per ottenerlo non serve fare una richiesta in anticipo ma come cittadini italiani basta presentarvi all’ufficiale dell’immigrazione col passaporto in corso di validità (per tutta la durata del soggiorno) e l’indirizzo in Giappone dove alloggerete. Se il vostro soggiorno è più lungo di qualche settimana è possibile che vi venga richiesto anche come farete a mantenervi nel corso della permanenza, per cui assicuratevi di avere un po’ di contante e un bancomat o una carta di credito per ogni evenienza. Non preoccupatevi, non dovrete portare con voi un estratto conto, ma dovete essere pronti all’evenienza di dover giustificare le vostre risorse e dimostrare che non siete lì per lavorare illegalmente. Se il vostro soggiorno dura due mesi o più dovrete anche presentarvi all’ufficio comunale della vostra residenza e registrarvi entro due settimane dal vostro arrivo.

Non seguite assolutamente il consiglio di chi vi dice che potete andare in Giappone col visto turistico, trovare un lavoretto e poi andarvene in Corea del Sud un paio di giorni quando il visto sta per scadere. Specialmente se lo fate più di una volta rischiate che dall’aeroporto vi portino direttamente al centro di detenzione di Shinagawa e dopo avervi appioppato una multa salata e un bando dai 5 ai 10 anni vi rimettano su un aereo (a spese vostre) e vi rimandino a casa. Ricordate che l’ufficiale dell’immigrazione non deve dimostrare che state lavorando illegalmente, gli basta avere un ragionevole dubbio. Lasciate perdere le storie di chi dice di averlo fatto per anni. Le regole per i trasgressori sono diventate molto più severe proprio a causa dei “furbetti”.

Se volete seguire un corso di lingua o professionale che duri più di tre mesi oppure iscrivervi all’università dovete ottenere un visto studentesco. Per farlo dovrete muovervi con un certo anticipo, almeno un anno se richiedete il visto tramite l’ambasciata giapponese in Italia, oppure potete fare come me e andare in Giappone come turisti, poi iscrivervi in loco alla scuola e lasciare che siano loro a presentare tutti i documenti per voi. In ogni caso vi servirà una prova dell’iscrizione alla scuola o università, una prova che possedete risorse sufficienti per vivere in Giappone per il periodo scelto (un estratto conto recente timbrato e firmato da un responsabile della vostra banca che dimostri che abbiate almeno €10-15.000 per un anno), una dichiarazione da parte di un parente di primo grado che sarà responsabile del vostro supporto economico in caso di necessità, infine il vostro indirizzo in Giappone. Alla richiesta per il visto, che la facciate in Italia o direttamente in Giappone, va unita la marca da bollo (shūnyūinshi) di circa €40,00. State attenti a specificare che volete anche il permesso per lavorare part-time fino a 28 ore settimanali, perché non è automatico e dovete richiederlo esplicitamente. Nel caso facciate richiesta del visto dall’Italia possono volerci anche 2-3 mesi per ottenerlo perché la scuola o l’università dovranno prima verificare la vostra frequenza agli studi e i vostri risultati di profitto. Se scenderete al di sotto di una certa percentuale minima di presenze potrebbero revocarvi il visto. Nel mio caso ho ottenuto quasi subito il permesso di lavoro perché avevo iniziato a studiare con la scuola già da qualche mese quando ho fatto richiesta di visto e perché ho frequentato assiduamente.

Ottenere un visto che vi consenta di lavorare oltre le 28 ore settimanali è una procedura un po’ più complessa. Innanzitutto sfatiamo il mito che si possa lavorare full-time col visto di coniuge di un cittadino giapponese. Per prima cosa il visto di coniuge non è concesso automaticamente ma è soggetto alla stessa procedura di tutti gli altri visti e può essere concesso per uno, tre o cinque anni, trascorsi i quali può essere o meno rinnovato. Il visto di coniuge vi consente comunque di lavorare solo fino a 28 ore settimanali. Fino allo scorso anno era possibile fare richiesta di residenza permanente trascorsi 10 anni di soggiorno continuo in Giappone, a partire da quest’anno è stato introdotto un complesso sistema a punti che tiene conto in parole povere del vostro contributo alla società e al benessere del Giappone. Parlerò più approfonditamente di questo sistema in un altro articolo. La cosa importante da ricordare è che essere sposati a un cittadino giapponese non basta a farvi ottenere un visto e che dopo 10 anni non è automatico che diventiate residenti permanenti. Per avere un visto di coniuge dovrete dimostrare naturalmente che siete sposati legalmente, la vostra coabitazione, l’intenzione di avere una relazione duratura, che avete un conto congiunto e molte altre cose che non sono affatto facili da dimostrare.

I visti di lavoro sono divisi per categoria e dipendono dal tipo di incarico che dovrete ricoprire e dalle vostre qualifiche. Il fattore essenziale per ottenere un visto è che una compagnia in Giappone sia disposta a farvi da sponsor. Se siete molto in gamba e avete una professionalità che è molto difficile da trovare in Giappone è anche possibile che l’azienda sia disposta direttamente ad assumervi e cominciare le procedure del visto mentre siete in Italia (cosa che è successa tra l’altro a mia moglie), negli altri casi dovrete muovervi direttamente in loco. Se lavorate per una grande azienda che ha sedi in Giappone potete chiedere un trasferimento e ottenere un visto di “intra-company transferee”. Se cercate lavoro direttamente in Giappone potrebbe essere difficile essere assunti e ottenere una sponsorizzazione se siete venuti come turisti. I datori di lavoro sono naturalmente diffidenti e in più è anche burocraticamente complesso passare dal visto turistico al visto di lavoro. Nel caso abbiate un visto studentesco e un permesso di lavoro per 28 ore settimanali è una buona idea proporre all’azienda di lavorare per loro part-time ed eventualmente chiedere di farvi da sponsor se vi dimostrerete in gamba e il datore di lavoro sarà convinto che potrete essere un valido elemento per l’azienda. Parlerò in un altro articolo di come trovare lavoro in Giappone.

Una volta che avete un impiego e che il vostro datore di lavoro è disposto a farvi da sponsor dovrete presentare domanda all’ufficio immigrazione. Potete chiedere all’azienda di farlo per voi, oppure andarci personalmente. Specialmente nel caso in cui l’impresa per cui lavorate non ha mai assunto un lavoratore straniero potrebbe essere necessario chiedere l’aiuto di un consulente all’immigrazione. Il consulente vi aiuterà a preparare tutta la documentazione e a risolvere eventuali problemi. Il costo della gestione di una pratica si aggira intorno ai €2.000. Se alla prima richiesta il visto vi viene rifiutato consiglio assolutamente di assumere un consulente.

Oltre ai moduli che troverete sul sito del MOFA – Ministry of Foreign Affairs dovrete anche presentare una copia del vostro contratto di lavoro (dovete guadagnare almeno ¥180.000 lordi al mese), una descrizione delle vostre mansioni all’interno dell’azienda, tutta la documentazione possibile sulle attività dell’azienda compresi cataloghi, immagini del sito internet ecc., una copia autenticata del tōkibo o certificato di registrazione dell’azienda alla camera di commercio, una copia autenticata del bilancio dell’anno precedente, infine – cosa che non vi dirà nessun altro e che non troverete scritto su nessun documento ufficiale – un negairiyūsho o motivazione per l’invito. Quest’ultima è una dichiarazione firmata dal titolare dell’azienda, meglio se con il proprio timbro personale e quello ufficiale dell’azienda, che spiega le ragioni professionali e umane per cui il datore di lavoro vuole proprio voi (abilità particolari, esperienze, professionalità, carattere ecc.). Il negairiyūsho non è menzionato da nessuna parte sul sito del MOFA ma è veramente necessario per convincere l’ufficiale dell’immigrazione che siete persone affidabili ed essenziali all’azienda.

All’atto di presentare la domanda dovrete compilare una cartolina col vostro indirizzo che vi sarà rispedita con l’esito della pratica. Il vostro visto attuale sarà esteso con un timbro posto sul passaporto o sul retro della residence card fino alla risposta dell’immigrazione. È essenziale che non lasciate il Giappone mentre attendete il responso. L’esito della pratica dipenderà da molti fattori. Anche se la vostra documentazione è chiara e completa è possibile che la pratica venga respinta per motivi che non dipendono da voi come ad esempio le dimensioni dell’azienda o il fatturato dell’anno precedente, oppure semplicemente perché l’ufficiale incaricato non crede che all’azienda sia necessaria la vostra figura professionale. Può sembrare assurdo ma in passato è accaduto che compagnie compiacenti “vendessero” la propria sponsorizzazione e l’ufficio immigrazione cerca di essere prudente per evitare situazioni del genere. Nel caso la vostra pratica venga respinta avete comunque la possibilità di ripresentarla, nel qual caso consiglio assolutamente di chiedere aiuto a un consulente all’immigrazione.

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