Vivere in Giappone

Sposarsi in Giappone

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In questo articolo parlo solo di matrimonio civile poichè è l’unico di cui ho esperienza diretta. In Giappone il matrimonio civile è l’unico legalmente valido. I matrimoni religiosi, a differenza che in Italia, non hanno validità giuridica. Un’altra importante differenza è che in Giappone si prevede che la sposa abbandoni il proprio cognome da nubile e assuma quello del marito. L’unico atto necessario per il matrimonio civile è la firma del documento di richiesta presso il comune di residenza in presenza dell’ufficiale e di due testimoni. Per i cittadini stranieri sono necessari tre ulteriori passaggi, cioè il rilascio del nulla osta da parte dell’ambasciata prima della firma al comune, l’apposizione della apostille sul certificato matrimoniale e la presentazione del certificato “apostillato” all’ambasciata competente. È possibile sposarsi al comune in Giappone anche per due persone non di nazionalità giapponese.

Il primo passo è richiedere il nulla osta all’ambasciata. Si consiglia di prendere appuntamento con l’ambasciata almeno 3 mesi prima per il rilascio del nulla osta, che è il documento che attesta la nazionalità, la maggiore età e la libertà da precedenti vincoli matrimoniali. Per il rilascio è necessario compilare un apposito modulo e pagare una tassa di rilascio.

Per ottenere il certificato di matrimonio è necessario recarsi con due testimoni al comune di residenza presentando un documento di identità, il nulla osta da richiedere all’ambasciata, un certificato di nascita, la residence card e un certificato di residenza del comune di appartenenza. In loco saranno disponibili i certificati da compilare e presentare. Se avete un inkan 印鑑 cioè un timbro ufficiale regolarmente registrato al comune potete firmare i documenti con quello. L’ufficiale nel ricevere i documenti farà una serie di domande per accertarsi che gli sposi si siano presentati volontariamente e in assenza di costrizioni, che abbiano realmente una relazione (nel qual caso potreste dover portare prove quali attestazioni di un conto bancario congiunto, contratto di affitto ecc.) e simili. Per quanto possa sembrare un po’ freddo bisogna capire che in passato (e a volte anche adesso) molti si sono approfittati del sistema per avere facilmente il visto di coniuge, quindi gli ufficiali del comune hanno il dovere di accertare che non ci siano situazioni poco chiare. L’ufficiale chiederà anche chi dei due coniugi è da registrare quale capofamiglia nel nuovo registro familiare, solitamente il marito anche se legalmente è possibile che sia la moglie.

Poste le firme degli sposi e dei testimoni sui documenti sarete ufficialmente sposati in Giappone, ma non ancora in Italia. Sarà quindi necessario farsi rilasciare il certificato matrimoniale o kon’in todoke 婚姻届け dopodiche recarsi al ministero degli affari esteri per farsi apporre una apostille, cioè una traduzione asseverata che attesta la validità del documento nei paesi che hanno firmato la convenzione dell’Aia, tra cui l’Italia. Per ottenerla basta presentare il documento di richiesta disponibile agli sportelli degli uffici di Tokyo e Osaka.

Ottenuta l’apostille serve recarsi in ambasciata con il documento apostillato alla presenza di due testimoni per la trascrizione e la comunicazione all’anagrafe e ai comuni di origine. È possibile ottenere il regime di separazione dei beni in Italia facendone espressamente richiesta e firmando un’apposita dichiarazione. Per la comunicazione all’anagrafe e ai comuni servono in media due-tre giorni.

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