Viaggiare in Giappone

Il keigo: linguaggio della cortesia in Giappone

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Una delle sfide per chi vuole imparare la lingua giapponese è sicuramente il keigo 敬語, il linguaggio che si usa nelle occasioni formali e per mostrare rispetto all’interlocutore. Specialmente per chi vuole lavorare in Giappone o a contatto con business partner giapponesi, avere una buona conoscenza del keigo è fondamentale. Se conosci un po’ di giapponese e vuoi essere capace di lavorare in un’azienda o di comunicare efficientemente con le imprese giapponesi, ti insegnerò alcune cose fondamentali sul keigo e su come utilizzarlo in maniera corretta.

Prima di tutto non voglio illuderti: il keigo è difficile per gli stessi giapponesi. Basta andare su Google e cercare frasi del tipo “come dire X in keigo” (es.  ~ 敬語の言い方) per trovare centinaia di forum in cui specialmente giovani giapponesi in cerca di lavoro chiedono spiegazioni sulle forme da usare nei curriculum e nelle lettere di presentazione, ma anche in ufficio coi colleghi, coi clienti, con i superiori eccetera. Per questo motivo non posso dirti che questa sarà una guida completa, ma spero di poterti dare almeno qualche informazione utile su cos’è il keigo, con chi si usa, quando si usa, quando assolutamente non va usato e quali sono le forme che userai più spesso. Vediamo perciò insieme qualche informazione utile per guidarti alla scoperta del keigo. Nella spiegazione che segue do per scontato che tu conosca la lingua giapponese almeno a livello base-intermedio. Se hai un livello intermedio completo o avanzato, è molto probabile che tu conosca molte di queste informazioni, ma se vuoi puoi continuare a leggere per rinfrescarti la memoria. Nei prossimi articoli spiegherò più approfonditamente quali sono le espressioni corrette da usare a seconda della situazione.

Ti serviranno:

  • Una conoscenza almeno base o intermedia della lingua giapponese

 

Cos’è il keigo

La lingua giapponese è una lingua “sociale”, vale a dire che il suo utilizzo cambia molto a seconda delle relazioni sociali che esistono tra i partecipanti a una conversazione. Non si tratta come in italiano di scegliere semplicemente delle parole più “formali” a seconda della situazione: in giapponese le regole grammaticali sono completamente diverse a seconda che si parli ad esempio a un anziano o a un bambino, a un membro della famiglia o a un estraneo, a una dirigente o a un sottoposto e così via. Diciamo che possiamo distinguere almeno tre livelli di lingua il cui utilizzo cambia moltissimo a seconda della situazione:

  • Il linguaggio comune, “familiare” o futsūgo 普通語che usa le cosiddette forme dizionario o jishokei 辞書形
  • Il linguaggio del rispetto cioè il keigo che a sua volta si divide in
    • Linguaggio comune o o teineigo 丁寧語 che comprende le forme cosiddette in desu-masu です・ます
    • Linguaggio gentile o sonkeigo 尊敬語 che è un più formale e si accompagna al kenjōgo 謙譲語 o linguaggio umile.

Sembra strano che una lingua possa cambiare tanto a seconda della persona con cui si sta parlando, ma è molto facile capire se facciamo qualche esempio. Supponiamo di voler chiedere a qualcuno come sta:

  • A un bambino o a nostra zia chiediamo: genki? 元気?
  • A un collega chiediamo: kyō wa o-genki desu ka 今日はお元気ですか。
  • A un superiore chiediamo: honjitsu wa o-genki de irasshaimasu deshō ka 本日はお元気でいらっしゃいますでしょうか。
  • Se invece siamo noi a rispondere a un superiore che ci chiede come stiamo, rispondiamo che stiamo bene: o-genki de gozaimasu お元気でございます。

A questo punto se non sei ancora fuggito urlando ti spiegherò quando usare ognuno di questi tre livelli di lingua.

Quando si usa il keigo

È molto importante capire che relazione abbiamo con il nostro interlocutore prima di scegliere una forma piuttosto che un’altra. La prima distinzione da fare è quella tra uchi 内e soto 外 cioè letteralmente tra dentro e fuori: sono “dentro” la nostra cerchia, ad esempio, i nostri familiari e gli amici stretti, “fuori” tutti gli altri. Come regola generale bisogna sempre usare il linguaggio del rispetto con le persone all’esterno della nostra cerchia, mentre è bene usare un linguaggio più familiare con quelli all’interno. Ma attenzione: al lavoro sono invece “dentro” i nostri colleghi e anche i nostri superiori, mentre sono “fuori” i nostri clienti e le persone che appartengono a un’altra compagnia! Quindi anche questa distinzione tra uchi e soto non è rigida ma molto fluida. Immagina di trovarti a un incontro d’affari insieme al tuo CEO, al tuo manager e a un vostro cliente:

  • Parlando al cliente userai il sonkeigo.
  • Parlando al manager davanti al cliente userai il teineigo, ma parlando al cliente del tuo manager ti riferirai a lui usando il kenjōgo
  • Parlando al tuo CEO userai il sonkeigo, ma se parlerai del tuo CEO davanti al cliente userai il kenjōgo
  • Parlando al cliente di te stesso userai il kenjōgo, mentre parlando al tuo manager davanti al cliente userai più probabilmente il teineigo e quando il cliente se ne andrà userai con lui più probabilmente il sonkeigo.
  • Il CEO parlerà al cliente in sonkeigo anche se il cliente all’interno della sua azienda è l’ultimo dei neoassunti.

Ricorda anche che usare il linguaggio familiare con una persona che non è uchi è un’offesa tremenda. La peggiore parolaccia che si possa dire in Giappone è omae お前 che, per la cronaca, vuol dire “tu”.

Il secondo fattore da considerare è la posizione sociale relativa dei partecipanti alla conversazione. Con i colleghi si usa sempre il teineigo, ma se un nostro collega ha una maggiore anzianità lavorativa (cioè è nostro senpai 先輩) è probabile che userà con noi il linguaggio familiare. Con manager e dirigenti vari si usa sempre un linguaggio più onorifico di quello che si usa con i colleghi, eccetto nelle situazioni in cui è presente una persona del soto come un cliente o un business partner.

Nella società giapponese l’età e l’anzianità relativa sono altri due fattori che determinano quale lingua usare. Con un bambino non userai probabilmente mai il teineigo o il sonkeigo ma le forme dizionario, mentre con le persone anziane userai sempre forme cortesi. Del resto, in alcune famiglie giapponesi i nipoti usano il teineigo e addirittura il sonkeigo con i loro nonni. Ma cosa succede se al lavoro un tuo superiore o jōshi 上司 è più giovane di te, o se hai un collega molto più giovane che lavora nella compagnia da più tempo? In questi casi la relazione superiore-sottoposto o jōge kankei 上下関係 ha la precedenza sull’età e l’anzianità lavorativa su quella anagrafica, per cui con il tuo senpai userai le forme di rispetto anche se anagraficamente è un tuo toshishita 年下 (di età inferiore alla tua) mentre lui potrebbe usare con te forme più familiari poiché, anche se sei toshiue 年上 (maggiore di età), sei comunque un suo kōhai 後輩 cioè inferiore per età di servizio.

Quando NON si usa il keigo

Se ti è fatto assolutamente chiaro da parte di una persona che frequenti da tempo, che sia un conoscente o un collega, che non serve usare il keigo tra voi, allora NON devi MAI usarlo.

Ricorda la distinzione tra uchi e soto: se qualcuno entra in confidenza con te tanto da farti capire che non è necessario usare il keigo, quella persona ti sta dicendo che essenzialmente ora fate parte della stessa cerchia, cioè che sei nel suo uchi. Se continui a usare il keigo con questa persona, le manderai il messaggio che NON vuoi essere parte del suo uchi e vuoi rimanere soto, le stai dicendo cioè che per te è una persona estranea con cui non vuoi avere niente a che fare! Perciò sii attento a cogliere i segnali e a non fraintenderli, perché nessuno verrà a dirti apertamente: “Da adesso smettiamo di usare il keigo” e l’errore opposto, quello di usare il linguaggio familiare con una persona verso cui dovresti usare le forme di cortesia, è altrettanto scortese! In generale non dovresti MAI usare il keigo con il tuo coniuge, col partner, coi parenti o con gli amici. Se un collega inizia a usare forme familiari con te e ti fa capire che non hai bisogno di usarle con lui, non farti prendere dall’impressione che ti stia mancando di rispetto: al contrario, vuol dire probabilmente che ti considera più che un collega, come un amico. Se invece usa con te forme familiari anche se non è maggiore per posizione, anzianità di servizio o età e pretende che tu usi il keigo con lui, fallo immediatamente presente ai tuoi superiori perché si tratta di mobbing o moral harassment (morahara モラハラ).

Con i bambini non si usa praticamente mai il keigo per una serie di ragioni: innanzitutto perché sono in ogni caso più giovani di te e poi perché le forme comuni, nel loro caso, hanno una funzione affettiva, sono cioè le stesse che i suoi genitori usano con lui. Se userai il keigo con i bambini, non meravigliarti se ti guarderanno piuttosto straniti! Al contrario i bambini in età prescolare e scolare difficilmente useranno il keigo, soprattutto perché non lo conoscono, ma gli adolescenti si rivolgeranno a te quasi sicuramente con il linguaggio più onorifico che conoscono già dalle scuole medie. (Eccezione: i commessi nei negozi parlano dei bambini come o-ko sama お子様).

Alcuni esempi

Se conosci il giapponese almeno al livello base probabilmente utilizzi già il teineigo con le forme in desu-masu, ad esempio miru 見る “vedere” = mimasu 見ます “io vedo, tu vedi ecc.”. Tuttavia per ognuno di questi verbi esiste un corrispondente in sonkeigo e una in kenjōgo. Le più comuni (che puoi trovare anche su Wikipedia) sono le seguenti:

Forma piana sonkeigo kenjōgo teineigo
見る miru ご覧になる go-ran ni naru 拝見する haiken suru 見ます mimasu
会う au お会いになる o-ai ni naru お目にかかる o-me ni kakaru 会います aimasu
ある aru ございます gozaimasu あります arimasu
いる iru いらっしゃる irassharu
おいでになる o-ide ni naru
おる oru います imasu
来る kuru

行く iku

伺う ukagau (in un posto a cui si deve rispetto, es. la ditta del tuo cliente)
参る mairu (verso gli altri posti)
来ます/行きます
kimasu / ikimasu
知る shiru ご存じ go-zonji 存じ上げる zonji ageru 知ります shirimasu
食べる taberu
飲む nomu
召し上がる meshi-agaru いただく itadaku 食べます/飲みます
tabemasu / nomimasu
もらう morau いただく itadaku
頂戴する chōdai-suru
もらいます moraimasu
やる yaru (molto rude)
あげる ageru
差しあげる sashiageru あげます agemasu
くれる kureru くださる kudasaru くれます kuremasu
する suru なさる nasaru 致す itasu します shimasu
言う iu おっしゃる ossharu 申し上げる mōshi-ageru
申す mōsu
言います iimasu
着る kiru お召しになる omeshi ni naru 着ます kimasu
寝る neru お休みになる o-yasumi ni naru 寝ます nemasu
死ぬ shinu お亡くなりになる o-nakunari ni naru 死にます shinimasu
聞く kiku / 尋ねる tazuneru 伺う ukagau 聞きます/尋ねます
kikimasu / tazunemasu
訪ねる tazuneru 伺う ukagau 訪ねます tazunemasu

La difficoltà sta nel sapere quando utilizzare ognuna di queste forme e con chi. Nei prossimi articoli vedremo degli esempi comuni di frase da usare con varie persone (tra colleghi, con i dirigenti, con i clienti ecc.) e in varie situazioni (di persona, al telefono, via mail etc.), esercitandoci a diventare sempre più sciolti nell’utilizzo del keigo.

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